logo mauro zanardelli

Mauro Zanardelli

naturopata

benessere naturale

Il Rapporto Flexner

da | Apr 6, 2026 | naturopatia | 0 commenti

il rapporto flexner

E se la medicina moderna nascesse da una scelta… e non da una verità assoluta?
Un viaggio tra storia, errori e consapevolezza.
Quando la scienza diventa dogma, cosa perdiamo?
Forse la capacità di ascoltare davvero il corpo.
La puntata completa è nel Cerchio.

Indice

Quanto può incidere sulla nostra salute una decisone presa nel 1910 dal senato statunitense?

C’è stato un prima e un dopo nello studio della medicina?

Come è nata la medicina moderna?

Quando abbiamo abbandonato progressivamente la medicina naturale?

Da quando abbiamo iniziato ad avere fede più di quello che dice uno sconosciuto in camice bianco rispetto a quello che sentiamo dentro di noi?

Benvenuta, benvenuto nel Cerchio di Asclepio.

Sono Mauro, sono un naturopata, e oggi ti propongo di fare un viaggio nel tempo e tornare nei primi anni del ‘900.

Immagina per un momento di guardare la storia della medicina non come una marcia trionfale verso la verità assoluta, ma come un cammino fatto di luci e ombre, di conquiste, di dimenticanze e… di un pizzico di politica.

Immagina di mettere in dubbio tutto quello che dai per scontato e di chiederti: «e se alcuni degli “errori” più grandi della medicina non fossero semplici incidenti, ma il risultato inevitabile di un approccio che ha trasformato la scienza in dogma?»

Oggi, se ti va, faremo questo viaggio insieme.

All’inizio del Novecento la medicina negli Stati Uniti era un mondo variegato, quasi caotico, ma sicuramente molto stimolante. 

C’erano oltre 160 scuole di medicina: alcune ottime, altre improvvisate. Si insegnava di tutto: allopatia, omeopatia, naturopatia, fitoterapia, osteopatia. 

Ogni scuola aveva il suo approccio. Era un ecosistema vivo, stimolante, pieno di idee e sperimentazione, che anche se un po’ disordinato funzionava bene.

Nel 1908 la Carnegie Foundation for the Advancement of Teaching (con il sostegno economico della Fondazione Rockefeller) diede incarico a Abraham Flexner, un educatore senza laurea in medicina, di fare un’indagine sulle università di medicina. 

Flexner girò per il Paese, visitò le scuole e nel 1910 pubblicò un rapporto con le sue conclusioni: 346 pagine che cambieranno tutto.

Le raccomandazioni stilate nel rapporto furono chiare e drastiche:

  • Solo le scuole affiliate alle università, con laboratori di chimica, fisica e biologia, potevano sopravvivere.
  • I Curricula delle università dovevano essere rigorosamente scientifici.
  • Chiusura immediata delle scuole considerate “inadeguate”, cioè tutte quelle che non rientravano nell’ambito della scienza classica.

Il risultato? In pochi decenni il numero di scuole di medicina crollò da 160 a meno di 70. 

Le scuole di omeopatia, naturopatia e medicine tradizionali vengono chiuse o emarginate. La medicina naturale, che per secoli aveva guardato al corpo come a un sistema intero (corpo, mente, emozioni, ambiente), viene così relegata al ruolo di “primitiva” e “non scientifica”.

Da quel momento la medicina diventa basata esclusivamente sulla prova materiale e sulla ripetibilità, una medicina standardizzata, farmaceutico-centrica e soprattutto brevettabile, fattore di non poco conto, soprattutto dal punto di vista della Fondazione Rockefeller che stava iniziando ad investire, casualmente proprio in quel periodo, nella ricerca farmaceutica. 

Nasce così il medico moderno che conosciamo oggi: formato sui libri, sui laboratori e sugli ospedali universitari, anche questi sponsorizzati in buona parte, ma anche questo è sicuramente un caso, dalla Fondazione Rockefeller. 

Il medico così tanto appassionato al farmaco standardizzato, uguale per tutti, il medico che si occupa di combattere la malattia e non si occupa più della persona.

Certo, un enorme passo avanti in termini di rigore scientifico… ma anche l’inizio di una separazione profonda dalla visione olistica della persona, dal rapporto tra la persona e il tutto.

Il Rapporto Flexner ha dato alla medicina una base scientifica solida. 

Ma col tempo quella scienza si è trasformata in scientismo: cioè la convinzione dogmatica che solo ciò che è misurabile in laboratorio, brevettabile e prodotto dall’industria sia “vero”. 

Tutto quello che non viene approvato dai nuovi Dei di questa nuova religione, i medici, viene relegato in un angolo e viene definito “aneddotico”, “placebo”, “pseudoscienza”.

Questo approccio scientista è diventato presto una nuova religione con i suoi Dei (i medici) e i suoi seguaci, pronti a tutto pur di combattere tutto quello che non rientra nella loro visione. 

Una religione che esclude tutto quello che non è quantificabile e che ha diviso la persona in tanti pezzi, ogni pezzo con il proprio specialista di riferimento, talmente specializzato su un solo aspetto del corpo che a volte dimentica che l’essere umano non è un assembramento di organi, ma è molto di più e che nell’essere umano ci sono anche degli aspetti che non sono misurabili.

È proprio di fronte a questa deriva che torna con forza un’idea profonda: la scienza è fondamentalmente un approccio limitato perché è intimamente legata al tempo e allo sviluppo della coscienza delle persone

Cerco di spiegarmi meglio

La scienza e tutte le soluzioni che la scienza ha proposto nel tempo cambiano. 

I dogmi dettati da questa nuova religione si modificano a tal punto che a volte sembra che la medicina scientifica contraddica se stessa. 

Più avanti ritorneremo con degli esempi su come il dogma scientifico, nel tempo, si è modificato fino a confutare le proprie certezze nel giro di pochi anni.

Dicevamo che la scienza evolve e modifica le proprie conoscenze proprio perché le persone, come gli scienziati, fanno nuove esperienze e crescono a livello di coscienza e di consapevolezza. Per questo motivo non si può – e non si dovrebbe – vivere la scienza come un dogma o una religione.

Questa visione è il cuore di uno dei libri più rivoluzionari scritti sulla malattia degli ultimi decenni: Malattia e Destino di Thorwald Dethlefsen e Rüdiger Dahlke.

Pubblicato nel 1983 (con il titolo originale tedesco Krankheit als Weg), il libro è un vero e proprio invito a ribaltare la prospettiva. 

Dethlefsen, psicologo e psicoterapeuta, e Dahlke, medico e psicoterapeuta, ci offrono una visione che va oltre la medicina meccanicistica nata grazie al rapporto Flexner.

In tedesco Weg significa sia “via” che “cammino”, un percorso che l’anima intraprende per crescere. 

La malattia non è un errore del corpo, non è una “rottura” da riparare con un farmaco o un bisturi, ma è un messaggio simbolico del nostro essere profondo.

Ogni sintomo è un messaggio che il corpo (la nostra parte più materiale) utilizza per cercare di comunicare con il nostro Sé. 

Questo tentativo estremo di comunicazione diventa necessario perché spesso, noi non siamo più in contatto con la voce dell’anima.

Un conflitto psichico irrisolto, un aspetto di noi che abbiamo relegato nell’ombra (dell’ombra ritorneremo a parlarne spesso nel cerchio), un pezzo di destino che chiediamo di riconoscere e integrare. 

Non è il corpo che “si ammala”: è l’essere umano intero – corpo, mente, emozioni, spirito – che manifesta attraverso il sintomo una disarmonia più grande.

Dethlefsen e Dahlke lo spiegano con una metafora potente: la malattia è come un segnale stradale che ci dice “a cosa portare attenzione e cosa guardare”. Ignorare il segnale oppure soffocarlo con la chimica significa continuare a girare in tondo. 

Accoglierlo, invece, significa trasmutarlo in un’opportunità di evoluzione della coscienza. 

Gli autori arrivano a dire che la grande malattia del nostro tempo è la mancanza di significato della vita

Ed è proprio qui che lo scientismo estremo ha fatto il danno più grande: riducendo l’uomo a una macchina biologica fatta di organi, enzimi e geni, abbiamo dimenticato che dietro ogni sintomo c’è una storia, un’emozione bloccata, un destino e un spinta verso l’evoluzione dell’Anima che chiede di essere ascoltata.

Dopo il Rapporto Flexner la medicina ha fatto passi da gigante sul piano tecnico… ma ha perso contatto con l’anima. 

Ha iniziato a trattare il sintomo come il nemico, non come il messaggero del conflitto che c’è tra il Sè (il nostro essere più vero) e l’Ego (la personalità costruita). 

E proprio per questo approccio scientista, scollegato dalla totalità dell’Essere, condizionato dalla limitatezza dello sviluppo della coscienza e a volte troppo dominato proprio dall’Ego, che gli “errori della medicina” che vi racconto adesso non sono solo incidenti di percorso: ma sono la conseguenza logica di un sistema che ha smesso di interrogarsi sul vero messaggio che la malattia, il sintomo ci vuole comunicare.

  1. Il fumo “consigliato” dai medici (anni ’30-’50)
    Campagne pubblicitarie con medici in camice bianco che fumavano Camel o Lucky Strike. «Più medici fumano Camel che qualunque altra marca». Solo negli anni ’60 si ammette il legame con cancro e infarti. Milioni di morti evitabili.
  2. Talidomide (anni ’50-’60)
    Prescritto alle donne incinte per la nausea. Risultato: migliaia di bambini nati senza braccia o gambe. Lo scandalo più grande della storia farmaceutica moderna. Portò finalmente a norme più severe… ma dopo il danno.
  3. Lobotomia (anni ’30-’50)
    António Egas Moniz vince il Nobel nel 1949 per aver tagliato i lobi frontali dei malati mentali. Risultato: persone trasformate in vegetali emotivi. Pratica abbandonata solo dopo decenni di sofferenze provocate inutilmente.
  4. Radiazioni come “cura universale” (inizio ’900)
    Si vendeva acqua radioattiva, dentifrici al radio, tonici al radio. Interessante la storia dell’industriale e golfista amatoriale. Eben Byers, dopo uno sciocco incidente inizio a bere un nuovo e miracoloso farmaco il Radithor, una medicina brevettata prodotta dal medico William J. A. Bailey che conteneva acqua distillata con un microcurie di radio 226 e di radio 228. Ne bevve migliaia di bottiglie e morì di cancro alle ossa e con la mandibola disintegrata dalle radiazioni. La gente pensava: “Se brilla, fa bene”.
  5. Mercurio per la sifilide (XIX secolo)
    Il “calomelano” un minerale (cloruro mercuroso) era la terapia standard. Consigliato dai medici dell’epoca come purgante energico, come vermifugo, utilizzato per le fumigazioni oppure come antiluetico (farmaco anti sifilide), aveva un solo piccolo problema, una piccola controindicazione, creava danni neurologici irreversibili. Eppure era il “gold standard” della scienza del tempo.
  6. Insulina per curare l’obesità (anni ’50)
    Alcuni medici la prescrivevano per “regolare il metabolismo”. Risultato: i pazienti ingrassavano ancora di più e rischiavano coma ipoglicemico.
  7. L’uso di vibratori elettrici per trattare l’isteria femminile (XIX secolo): Nell’epoca vittoriana, i medici trattavano l’isteria femminile con massaggi pelvici per indurre un “parossismo” (orgasmo) che, si credeva, alleviasse la malattia. I vibratori elettrici furono sviluppati per rendere il trattamento più rapido ed efficiente. C’è un bellissimo fil che parla proprio di questo periodo storico e di questa “avanzatissima “teoria medica. Il film si intitola “Hysteria”

Ogni volta la narrazione era la stessa: «La scienza ha parlato. Chi dubita della parola di uno scienziato è un ignorante». E ogni volta, anni o decenni dopo, la scienza stessa ha dovuto ammettere, con tanta difficoltà: «Ci siamo sbagliati».

Quindi? Dobbiamo buttare via tutta la medicina moderna? No, non avrebbe senso.

Ma neppure dobbiamo continuare a trattare la scienza come una religione intoccabile.

La via di mezzo – l’unico approccio davvero adulto – penso sia quella indicata proprio da Dethlefsen e Dahlke in Malattia e Destino, quello che in fondo cerco di fare quotidianamente, umilmente, nel mio studio: cioè tornare in contatto profondo con il nostro corpo, con le nostre emozioni, con la nostra consapevolezza. 

Usare l’approccio scientifico quando è necessario non più in modo fideistico, ma con umiltà, spirito critico e rispetto per il messaggio che la malattia ci sta mandando.

Perché la malattia, quando la leggiamo come un cammino, smette di essere solo un problema da eliminare, ma può davvero insegnarci tanto. 

Diventa una sorta di mappa del nostro destino, un’occasione per integrare ciò che siamo stati con ciò che stiamo diventando. 

Integrare ciò che funziona dalla medicina convenzionale con ciò che funziona dalla naturopatia, dall’alimentazione consapevole, dalle pratiche di consapevolezza e di meditazione. 

La vera salute non è solo assenza di malattia. 

È armonia. 

È ascolto. 

È coscienza che evolve lungo il proprio cammino.

Qui, nel Cerchio di Asclepio, proviamo a fare questo: ascoltare ciò che la malattia non smette mai di raccontare.

Se queste parole hanno trovato spazio dentro di te, lasciale arrivare anche a qualcun altro.

Il Cerchio si allarga così, una persona alla volta.

A presto.

Hai domande o desideri ulteriori informazioni?

Non esitare a contattarmi! Sono a tua disposizione!. Compila il modulo qui sotto, ti risponderò il prima possibile .

1 + 6 =

Potrebbe interessarti anche…

Stress

Stress

Se il corpo non riesce più a rilassarsi… non è debolezza.È un sistema in allerta da troppo tempo.Lo stress cronico ha un linguaggio preciso.Imparare ad ascoltarlo cambia tutto....

leggi tutto

mauro zanardelli

Sono un naturopata, iridologo, riflessologo. Dopo il diploma in Naturopatia ho approfondito lo studio della fitoterapia seguendo corsi di nutrizione e fitoterapia integrata, corsi sul sistema endocrino e neuroendocrinologia in fitoterapia, fitoterapia oncologica e riassetto dei problemi intestinali e della sindrome metabolica con approccio naturale. Oltre all’utilizzo delle piante ho proseguito nello studio della riflessologia plantare, della tecnica metamorfica, e creato la tecnica Kintsugi, una tecnica particolare che unisce il lavoro sul corpo con i principi della psicosomatica. Iscritto al registro degli Operatori delle Discipline Bio Naturali seziona Naturopatia con il codice 2016/NT373 istituito dal comitato Tecnico Scientifico della Lombardia.
Share This