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Mauro Zanardelli

naturopata

consulnte olistico

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salute naturale

Come leggere le etichette per scegliere meglio.

da | Feb 10, 2021 | consapevolezza | 0 commenti

etichette

Leggere le etichette per scegliere meglio.

Capire quello che c’è scritto su un etichetta è il primo passo per comprendere come alimentarsi in modo sano.

La legge obbliga i produttori a scrivere sulle etichette vita, morte e miracoli del prodotto, ma visto che il più delle volte le multinazionali e la grossa distribuzione hanno qualcosa da nascondere, le etichette non sono sempre semplici da interpretare come invece dovrebbero. I “maghi” della comunicazione, pagati fior di quattrini dalle grandi aziende dell’alimentazione, utilizzano sofisticate tecniche di persuasione per farci percepire come sani e naturali dei prodotti che invece sono iperlavorati, imbottiti di conservati, additivi chimici e coloranti.

Per difendere la nostra salute è importante essere consapevoli che la maggior parte delle aziende non lavorano per tutelare la salute del consumatore, ma esclusivamente per aumentare il loro profitto. Le parole d’ordine da tenere a mente prima di ogni acquisto dovrebbero essere; consapevolezza e attenzione

Che informazioni possiamo ricavare leggendo attentamente un etichetta.

Un etichette deve contenere:

  • La denominazione di vendita
  • l’elenco degli ingredienti 
  • Gli additivi
  • Il quantitativo
  • I termini di scadenza e di conservazione
  • Il produttore
  • Il lotto di appartenenza del prodotto

Approfondiamo i punti più importanti.

La denominazione di vendita.

Stiamo parlando del nome del prodotto. Anche se il più delle volte il nome del prodotto è un nome di fantasia per legge deve comparire sull’etichetta anche la “denominazione univoca del prodotto” (maionese, farina 00, pasta, ecc).  Se sull’etichetta il nome di fantasia è enorme e la “denominazione univoca del prodotto” è scritta piccola e nascosta non vi sorge il dubbio che l’azienda che produce il prodotto sia confusa e non sappia spiegate bene che prodotto ci vuole vendere?

Elenco degli ingredienti.

Tutte le sostanze contenute nel prodotto, compreso gli additivi e l’acqua (se supera il 5%) devono essere indicate sull’etichetta in ordine di peso decrescente. Questo significa che il primo ingrediente citato è quello più presente e che gli altri ingredienti seguono fino ad arrivare al meno presente. Imparate a fare attenzione a questi particolari. In commercio potete trovare dei “grissini all’olio d’oliva”, con tanto di un enorme scritta d’oro per attirare l’attenzione, dove l’olio d’oliva è in quinta posizione, ben dietro all’olio di palma che è sul podio in terza posizione. Se in etichetta si trova la dicitura “in proporzione variabile” vuol dire che nessun ingrediente è prevalente rispetto agli altri. Quando invece nell’elenco dei prodotti troviamo dei nomi generici, ad esempio “formaggio”, invece di nomi specifici come “parmigiano reggiano” potremmo pensare che la qualità del prodotto non sia altissima, quale pubblicitario non approfitterebbe del nome “altisonante” del prodotto di marca riconoscibile da tutti come prodotto di qualità? Nella lista degli ingredienti rientrano anche gli aromi che possono essere suddivisi in due macro categorie.  Se in etichetta c’è scritto “aromi” ci troviamo di fronte ad aromi artificiali prodotti in laboratorio. Se invece troviamo scritto “aromi naturali” possiamo essere certi che si tratta di estratti o succhi ottenuti da materie vegetali. Penso sia superfluo specificare quali dei due tipi di aromi dovremmo preferire.

Gli Additivi.

Altre sostanze che di norma si trovano in etichetta sono gli “additivi”. Nel grande gruppo di sostanze elencate come “additivi” troviamo:

  • coloranti
  • emulsionanti
  • antiossidanti
  • edulcoranti. 

Ne esistono centinaia e ad ognuno corrisponde una sigla costituita dalla lettera E seguita da un numero. Per complicare un po’ la vita a noi consumatori in etichetta si possono trovare o il nome esatto dell’additivo, nomi di solito incomprensibili, oppure la semplice sigla, per esempio E100.

Le sigle da E100 fino a E199 indicano i coloranti.

I numeri da E200 in poi sono invece destinati a tutti gli altri tipi di additivi. Hai deciso di farti del male e ti è venuta voglia di approfondire l’argomento? clicca qua per l’elenco completo degli additivi e dei relativi codici. 

Un consiglio? anche se l’Unione Europea ha autorizzato tutti questi additivi e la legge italiana, per fortuna più stringente, determina l’uso degli additivi in quantità ben precise e visto che è praticamente impossibile conoscere a memoria tutti i codici degli additivi, è meglio preferire sempre l’acquisto di prodotti con il minor numero di additivi possibile.

Termini di scadenza e di conservazione

Sull’etichetta è poi obbligatorio apporre la data di scadenza del prodotto, anche per le date va posta attenzione ai particolari.

La dicitura: «da consumarsi preferibilmente entro…» indica che il produttore assicura che il prodotto mantiene inalterate le proprie proprietà fino alla data indicata, una volta superata la data di scadenza il prodotto rimane comunque consumabile, ma semplicemente non è garantito dall’azienda. Nei paesi anglosassoni stanno fiorendo degli interi supermercati che commerciano esclusivamente prodotti “scaduti” a prezzi ribassati. Quando invece sull’etichetta troviamo scritto: «da consumersi entro…», si tratta di una vera e propria scadenza. Il prodotto dopo quella data non è più da acquistare e non si dovrebbe più trovare sullo scaffale.

Lotto di appartenenza del prodotto

Altra informazione fondamentale, che dovremmo imparare a tenere presente quando acquistiamo un prodotto è la provenienza e tutta la filiera di produzione del prodotto. In ogni etichetta, per legge, troviamo scritto: il nome del produttore e la sede sia dell’impianto di produzione che di confezionamento (se diversa). Queste informazioni ci permettono di conoscere l’intera filiera produttiva che ci danno modo di sapere se il prodotto è stato fatto nelle vicinanze o se arriva dall’altra parte del mondo. Non è raro trovare un prodotto con etichetta italiana, coltivato (o allevato, in caso di animali) in Polonia, elaborato in Olanda e confezionato in Italia con un grande marchio Made in Italy che campeggia sulla confezione. La legge lo permette, basta solo un passaggio in Italia per poter essere marchiato Made in Italy. Noi consumatori abbiamo solo un modo per difenderci, abbiamo il potere di scegliere consapevolmente cosa acquistare.

Occhio agli inganni.

Come abbiamo visto le etichette potrebbero essere una fonte di informazioni importate per comprendere ogni piccolo segreto del prodotto che stiamo acquistando. Purtroppo però non è sempre così. Un articolo di una legge applicativa della Comunità Europea (art. 2 del d.lgs 109/92) dice che le etichette dei prodotti non devono trarre in inganno il consumatore, ma questo articolo di legge lascia un grande spazio di manovra ai “maghi della comunicazione”.  Vediamo di seguito alcuni dei “trucchi” usati per farci percepire il prodotto migliore o diverso rispetto a  quello che è in realtà:

  1. Fare leva sulle proprietà salutari del prodotto. Tutti noi teniamo alla nostra salute, di conseguenza far leva sulla salubrità del prodotto è uno dei metodi di persuasione più utilizzato nella vendita. Una delle tecniche più utilizzate è quella di suggerire caratteristiche particolari che, in realtà, sono proprie di tutti i prodotti simili (come ad esempio sottolineare che il latte ed i formaggi contengono calcio). Un’altra tecnica è quella di scrivere sulla confezione proprietà ed effetti che il prodotto in realtà non possiede. Vediamo costantemente prodotti con scritto a lettere cubitali “dimagrante” o “snellente”  con poi specificato con un corpo piccolissimo che è però necessario seguire una dieta e fare del movimento costante per avere risultati (la domanda che dovremmo porci è se è il prodotto a farci dimagrire o se sono il movimento e l’alimentazione sana ad avere effetto).
  2. “Giocare” con la lista degli ingredienti. Abbiamo visto in precedenza che gli ingredienti sono elencati in ordine rispetto alla quantità contenuta nel prodotto. Attraverso delle piccole furbizie si può “giocare” con la percezione del consumatore. Abbiamo già visto che è possibile scrivere a lettere cubitali sulla confezione, “con olio d’oliva”, anche se l’olio d’oliva è al penultimo posto della lista degli ingredienti. A volte il problema è esattamente il contrario ed invece di  sottolineare è più importante nascondere l’ingrediente. Questo è il caso dello zucchero. È risaputo che assumere un eccesso di zuccheri non è salutare e per un’azienda avere come primo ingrediente lo zucchero può essere controproducente. Anche in questo caso la soluzione è semplice. Invece di diminuire le dosi di zucchero e rendere il prodotto più sano, è più semplice “lavorare” sulla percezione del cliente per risolvere il problema. Invece di scrivere la quantità totale di zucchero in etichetta basta suddividerlo in piccole dosi, nascondendolo sotto il nome di saccarosio, fruttosio, zucchero di canna, maltosio, destrosio, lattosio, aspartame, sorbitolo, mannitolo, isomalto, ecc. (che fanno tutti parte del grande gruppo degli zuccheri). In questo modo nessuno di questi ingredienti sarà nei primi posti della lista. Ma cosa succede se andiamo a sommarli? La stessa tecnica è usata spesso anche per i grassi che possono essere suddivisi nelle diverse qualità di olii (cocco, oliva, ecc) di margarina o di strutto.
  3. Creare confusione con la tabella nutrizionale. La Tabella Nutrizionalie indica il valore energetico e la quantità di proteine, carboidrati e grassi contenuti nel prodotto. A questi dati possono aggiungersi i valori degli zuccheri, degli acidi grassi saturi, delle fibre e del sodio. È importante che la tabella sia chiara e non fuorviante, non crei sospetti sulle caratteristiche nutrizionali di altri alimenti simili, non incoraggi un uso smodato del prodotto, non affermi che le sostanze indicate non possono essere fornite da una dieta varia ed equilibrata. La tabella nutrizionale deve indicare dati chiari e veritieri. Ma anche in questo caso creare confusione è un gioco da ragazzi per i nostri maghi della comunicazione. La legge indica che i valori nutrizionali devono essere sempre riferiti a 100 grammi di prodotto e solo facoltativamente anche a porzioni inferiori. Nella maggio parte dei prodotti in commercio, proprio per creare confusione, si utilizzano sia i dati per 100 grammi di prodotto che quelli per “porzione” di prodotto. La quantità della porzione di riferimento non è standard ed è decisa dall’azienda e può variare da prodotto a prodotto. Così non è difficile trovare etichette in cui troveremo scritto in bella vista “solo 30 Kcal. per una porzione di prodotto” e in piccolo la quantità di calorie per 100 grammi (che magari è di 120 Kcal). Per chi ha come scopo quello di comunicare solo i pregi del prodotto e di vendere il più possibile è importante mantenere uno stato di confusione e rendere complicata la lettura di etichette e tabelle. L’unico modo che ci rimane per difendersi è quello di fare attenzione ai particolari, di non farsi fuorviare dai valori per porzione e di imparare a leggere esclusivamente i valori per 100 grammi tenendo sempre presente dei riferimenti di riferimento, come ad esempio…

Un paio di riferimenti per aiutare la comprensione della tabella nutrizionale:

  • Se in un etichetta c’è scritto: «a basso contenuto calorico», il prodotto non può avere più di 40 Kcal per 100 grammi o più di 20 Kcal per 100 millilitri.
  • Quando leggiamo: «ridotto contenuto calorico», il prodotto deve avere almeno il 30% di Kcal in meno rispetto agli altri prodotti della stessa categoria e devono essere indicate anche le caratteristiche che hanno provocato la riduzione.
  • Se c’è scritto: «senza zuccheri» il prodotto non può avere più di o,5 grammi di zucchero per 100 grammi o 100 millilitri.
  • Invece, se la dicitura è: «senza zuccheri aggiunti», non dovete trovare ne saccarosio, glucosio, lattosio, maltosio, fruttosio, destrosio, sciroppo di glucosio, ne altri prodotti con proprietà dolcificanti come ad esempio il miele.

Leggere le etichette prima di comperare un prodotto è l’unica forma di difesa che ha il consumatore nei confronti di aziende, che nella maggior parte dei casi, mettono il loro profitto davanti alla salute delle persone.

Se sei interesatto/a ad apprfondire l’importanza dell’alimentazione, leggi questo articolo.

Impariamo a difenderci.

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mauro zanardelli

Sono un naturopata, iridologo, riflessologo. Dopo il diploma in Naturopatia ho approfondito lo studio della fitoterapia seguendo corsi di nutrizione e fitoterapia integrata, corsi sul sistema endocrino e neuroendocrinologia in fitoterapia, fitoterapia oncologica e riassetto dei problemi intestinali e della sindrome metabolica con approccio naturale. Oltre all’utilizzo delle piante ho proseguito nello studio della riflessologia plantare, della tecnica metamorfica, e creato la tecnica Kintsugi, una tecnica particolare che unisce il lavoro sul corpo con i principi della psicosomatica. Iscritto al registro degli Operatori delle Discipline Bio Naturali seziona Naturopatia con il codice 2016/NT373 istituito dal comitato Tecnico Scientifico della Lombardia.